martedì 10 luglio 2012
Teorie IPO 2
Ecco la seconda parte.
2.5 I fenomeni associati all’IPO (SECONDA PARTE)
Per il contesto istituzionale l’underpricing deriva principalmente: dai rischi legati alla non corretta rappresentazione delle informazioni agli investitori (Litigation Risk)[1], i sottoscrittori corrono il pericolo di essere accusati di non aver informato correttamente agli investitori che siano incappati in IPO non redditizie, ed l’underpricing aiuta il sottoscrittore a mitigare questo rischio[2];
Dalla pratica del prezzo di supporto che tende ad eliminare i rendimenti negativi iniziali conducendo ad un salto medio positivo del prezzo. I sottoscrittori sono interessati alla stabilizzazione perché le loro commissioni aumentano il profitto dell’impresa.
Le teorie basate sull’assetto proprietario e il controllo si basa su due aspetti il primo elaborato da Booth e Chua[3] (1996) che suggeriscono che una dispersione della proprietà aiuta a migliorare la liquidità del mercato secondario e a migliorare i benefici degli azionisti, infatti discutono che gli IPO sono intenzionalmente underpriced. Quindi la liquidità è correlata positivamente con il numero degli azionisti e il numero di azionisti istituzionali con quote inferiori al 5% del totale delle azioni, ed è correlata negativamente con gli investitori che detengono più del 5% del totale azioni. La tesi di questi studiosi è stata poi confermata da Brennan e Frank (1997) deducendo che una dispersione della proprietà riduce la probabilità di acquisizioni ostili e/o monitoraggio da parte di grandi investitori di benefici del management.
Il secondo è sviluppato da Stoughton e Zechner (1998) che ritengono che i grandi investitori in una struttura proprietaria concentrata hanno degli incentivi a monitorare il manager ed aiutare a massimizzare il valore d’impresa, partendo dal fatto che la società in fase di IPO usa l’underpricing per creare una maggiore concentrazione della struttura proprietaria.
Ora parliamo delle teorie sul comportamento irrazionale degli investitori partendo spiegando la teoria di Welch, Bikhchandani, Hirshleifer[4] (1992, 1998) che analizzano il sorgere di comportamenti imitativi basati sull’osservabilità della azioni. La loro teoria può essere chiamata cascata informativa e sorge quasi con certezza quando si può osservare solo il comportamento altrui, ovvero quando le azioni di un individuo vengono decise senza tener conto dei propri segnali privati, ma tengono conto solo delle azioni altrui, facendo diventare i segnali privati non informativi. I tre studiosi dimostrano, a differenza delle tesi dei precedenti autori, che una cascata informativa del tipo descritto sopra è fragile, in quanto un agente che abbia un segnale di qualità più elevata la può interrompere.
Richard Thaler, partendo dai concetti fondamentali di framing[5] e loss aversion[6], teorizza il mental accounting, ovvero il processo secondo cui le scelte economiche delle persone siano mediate da un vero e proprio sistema di contabilità mentale, che non è neutrale e produce comportamenti non del tutto coerenti col modello microeconomico neoclassico, basato sulla perfetta razionalità degli agenti economici. Partendo da questo concetto, Loughran T. e Ritter J.[7], la ragione dell’underpricing può essere ricercata nella psicologia comportamentale: il costo dell’underpricing potrebbe essere vinto, nella mente degli azionisti, dalla felice sorpresa di ritrovarsi più ricchi di quello che pensavano.
Le ultime teorie che analizziamo sono basate sulla presenza dei venture capital. Tra gli esponenti di queste teorie troviamo Barry et Al (1990) che hanno evidenziato che un modo per ridurre l’asimmetria informativa è quello di avere degli investitori in private equity nella struttura proprietaria dell’impresa e che le imprese sostenute da private equity sono meno underpriced quando si quotano. Gli investitori in private equity sono in grado di ridurre il problema di lezione avversa delle IPO segnalando la qualità dell’impresa, infatti essi sostenendo continuamente la quotazione d’impresa sul mercato godono di una certa reputazione che può essere sfruttata durante il pricing d’IPO. Un altro sostenitore si queste teorie è Tian (2009) sostenendo che le imprese supportate da un sindacato di venture capital sono meno underpriced di imprese con uno solo, questo perché mandano informazioni qualitativamente superiori al mercato con il fine di ridurre l’asimmetria informativa. La teoria più recente l’hanno formulata Ferretti e Meles[8] (2011) analizzando il ruolo che hanno i venture capitals nelle IPO italiane. Essi sostengono che il mercato italiano sia interessante per due ragioni: la prima è che gli investitori in private equity bank-based assumono maggiore importanza nel mercato italiano rispetto al mercato anglosassone; la seconda è il fatto che la struttura delle imprese italiane e principalmente di conduzione familiare, quindi il ruolo degli investitori in private equity è spesso limitato ad accompagnare l’impresa fino alla fase di listing. Quanto detto finora è valido anche per il mercati italiano infatti gli effetti del ruolo dei private equity sono positivi sia per gli azionisti che vendono le azioni durante la IPO sia per i vecchi azionisti che soffrono di una perdita minore rispetto agli azionisti di imprese non supportate da private equity. Dalla regressione del modello si ottengono due risultati:
Ø La reputazione che si ha facendosi condurre da investitori private equity è rilevante per risolvere il problema dell’asimmetria informativa. Gli investitori bank-related godono di una maggiore reputazione soprattutto in un sistema orientato alla banca come quello italiano.
Ø Quando le banche fungono da bridge investors (solitamente quando investono direttamente nell’imprese e sono private equity individuali) l’effetto underpricing è nullo .
In conclusione possiamo affermare che:
Ø La relazione tra la presenza di investitori bank-related private equity e undrepricing dipende dal tipo di investimenti pre-IPO[9].
Ø Bank-related private equity che fanno parte di un sindacato di private equity, solitamente in operazioni con alto rischio/rendimento, hanno un grande impatto in queste emissioni mentre la singola presenza di un bank-related private equity investors, solitamente nelle operazioni di finanziamenti ponte, non produce effetti di certificazione.
Ø I sindacati di private equity sono in grado di contenere significativamente i costi di quotazione per gli emittenti.
[1] Lowry e Shu, 2002. Litigation Risk and the IPO underpricing. Juornal of Financial Economics, 65,309-335
[2] Può essere interpretato come una costosa assicurazione per minimizzare le responsabilità legali del sottoscrittore.
[3] Booth e Chua, 1996. Ownership dispersion, costly information, and IPO underpricing. Journalof Financial Economics 41, 291-310.
[4] Welch, bikhchandani e Hirshleifer, Larning from the Behavior of Other: Conformity, Fads, and Informational Cascades, Journal of Economic Perspectives, 1998.
[5] Dipendenza dell’utilità dal contesto di riferimento.
[6] Per cui la perdita produce una diminuzione di utilità superiore, in valore assoluto , all’aumento di utilità generato da un guadagno di pari entità.
[7] Loughran e Ritter, 2002. Why don’t Issuer GEt Upset About Leaving Money on the Table in IPOs?. Review of financial Studies, 15, 413-443.
[8] Ferretti e Meles, 2011. Underpricing, wealth loss for pre-existing shareholders and the cost of goimg public: the role of private equity banking in Italian IPOs. Venture Capital 13, 1,23-47.
[9] Finanziamenti ponte o espansione capitale.
Titoli con tassi negativi
Salve,
ultimamente in giro per il web, stanno girando della pagine con titolo:
"Germania: all'asta bund a 6 mesi con un tasso sotto zero"
Leggendo questi articoli la domanda mi sorge spontanea: ma è davvero possibile che la gente ha davvero così paura d'investire i propri soldi in titoli di stato che non siano della Germania?
Stiamo parlando di titoli di stato a breve termine (6 mesi), se facciamo un breve calcolo possiamo arrivare a dire che si è disposti a perdere il -0,0122% per i Bund, più l'eventuale inflazione (intorno al 1% circa restando ottimisti) per un totale di -1,0122% in 6 mesi.
Mi sembra una cosa strana poi però ci sono delle valutazioni da fare in merito alla sicurezza di questi titoli, al rating che viene dato agli stati, alla paura della gente che in questi periodi di crisi ha sempre meno certezze. Però stiamo parlando di titoli di stato, mi resta difficile pensare che l'Unione Europea faccia fallire uno stato.
Prendiamo, per fare un confronto, i titoli di stato a 6 mesi emessi dall'Italia dal 27/06/2012 al 28/06/2012. Questi titoli danno un rendimento minimo del 2,9% annuo.
La scelta mi sembra logica e soprattutto facile...
ultimamente in giro per il web, stanno girando della pagine con titolo:
"Germania: all'asta bund a 6 mesi con un tasso sotto zero"
Leggendo questi articoli la domanda mi sorge spontanea: ma è davvero possibile che la gente ha davvero così paura d'investire i propri soldi in titoli di stato che non siano della Germania?
Stiamo parlando di titoli di stato a breve termine (6 mesi), se facciamo un breve calcolo possiamo arrivare a dire che si è disposti a perdere il -0,0122% per i Bund, più l'eventuale inflazione (intorno al 1% circa restando ottimisti) per un totale di -1,0122% in 6 mesi.
Mi sembra una cosa strana poi però ci sono delle valutazioni da fare in merito alla sicurezza di questi titoli, al rating che viene dato agli stati, alla paura della gente che in questi periodi di crisi ha sempre meno certezze. Però stiamo parlando di titoli di stato, mi resta difficile pensare che l'Unione Europea faccia fallire uno stato.
Prendiamo, per fare un confronto, i titoli di stato a 6 mesi emessi dall'Italia dal 27/06/2012 al 28/06/2012. Questi titoli danno un rendimento minimo del 2,9% annuo.
La scelta mi sembra logica e soprattutto facile...
giovedì 5 luglio 2012
Teorie IPO
Ciao a tutti,
ecco un altro capitolo della mia tesi dove ho approfondito le varie teorie relative ai fenomeni dell'Underpricing.
2.5 I fenomeni associati all’IPO (PRIMA PARTE)
Uno dei fenomeni più analizzati associati alle IPO è il cosiddetto underpricing, vale a dire il collocamento del titolo ad un prezzo che risulta essere sensibilmente inferiore a quello registrato successivamente, nei primi scambi sul mercato secondario. Possiamo distinguere due tipi di underpricing, semplice e corretto. Nel primo caso è rappresentato dalla differenza tra il prezzo di riferimento del primo giorno di quotazione e il prezzo di collocamento, rapportato a quest’ultimo. Il secondo, invece, è definito dalla differenza tra l’underpricing semplice e il rendimento del mercato riscontrato fra il giorno d’inizio collocamento e il giorno ufficiale di quotazione.
La letteratura economica che indaga sulle ragioni di questo fenomeno le divide in cinque gruppi[1]:
1. Teorie sulle asimmetrie informative.
2. Teorie che analizzano il contesto istituzionale.
3. Teorie basate sull’assetto proprietario e il controllo.
4. Teorie sul comportamento irrazionale degli investitori.
5. Teorie basate sulla presenza dei venture capital[2].
Per quanto riguarda le prime il filone principale della letteratura trova spiegazioni sull’esistenza dell’underpricing legate alle asimmetrie informative, in particolare si può spiegare attraverso due teorie a seconda dei soggetti coinvolti nella quotazione dell’impresa:
Ø Gli emittenti hanno maggiore informazione: per potersi distinguere da imprese di più bassa qualità, le imprese migliori hanno la necessità di trasmettere dei segnali al mercatoche permettano tale discriminazione. L’underpricing può essere uno di questi segnali, permettendo al mercato di discriminare tra le aziende buone e cattive, non essendo in grado, queste ultime, di poter replicare la strategia;
Ø Gli investitori hanno più informazione: ciò avviene quando gli emittenti si trovano a fronteggiare una curva di domanda delle loro azioni non prevista, è un fenomeno abbastanza frequente.
Possiamo distinguere diversi pensieri che accompagnano le asimmetrie informative:
Ø Rock (1986) nel suo modello ipotizza offerte al prezzo fisso e suddivide gli investitori in due categorie; una rappresentata da Informed investors, che sono in grado di valutare correttamente il prezzo dell’offerta sottoscrivendo solo IPO che sono underpriced, e l’altra da Uninformed investorors che partecipano a tutte le IPO e quindi avendo lo svantaggio di di partecipare a quelle overpriced soffrendo quindi della maledizione del vincitore (winner’s course) e chiedendo quindi una diminuzione del prezzo per partecipare alle offerte. L’underpricing è necessario per ridurre gli investitori non informati che prendono parte all’offerta nonostante i problemi di selezione avversa causata dagli investitori informati. Promuovere l’offerta serve per diminuire la quota necessaria di underpricing e per aumentare la frazione di investitori non informati che prendono parte all’offerta decrescendo il problema di selezione avversa.
Ø Habib e Ljungquist[3], hanno studiato che la motivazione che porta ad avere un IPO più sottovalutata rispetto ad altre sta nel fatto che esistono proprietari che hanno meno ragioni di preoccuparsi riguardo il grado di underpricing e spendono quindi poche risorse per minimizzarlo. Analizzando alcuni dati sono arrivati alla conclusione che gli emittenti raggiungono l’ottimo al margine, ogni dollaro speso per la promozione riduce la perdita di ricchezza per 98 centesimi facendo eguagliare i costi con i benefici marginali, e che gli emittenti scelgono endogenamente i sottoscrittori, infatti coloro che sarebbero altrimenti più underpriced cercano di guadagnare il massimo scegliendo un sottoscrittore prestigioso riducendo così l’underpricing.
Ø Beatty e Ritter[4] (1986) che affermano che esiste una relazione diretta tra l’incertezza ex ante (Ex-ante uncertainty) e l’underpricing. Tanto più alto sarà il rischio di sottovalutazione delle nuove azioni da parte del mercato, tanto più l’investitore chiederà un premio più alto per tale rischio, ovvero un alto livello di underpricing. Per questo motivo è importante la presenza di una Investment Bank al fianco dell’impresa durante la quotazione che non avrà incentivi ad attuare comportamenti opportunistici godendo di un ampio bagaglio informativo e reputazionale.
Ø Welch[5] (1989), secondo lui le imprese trasmettono le loro informazioni private sul valore dell’azienda in fase di IPO proprio attraverso l’underpricing per rendere conveniente la prima emissione, con la prospettiva di raccogliere nuovamente capitale in un secondo momento ad un costo minore.
[1] Fonti fornite da presentazione “Ipo Underpricing”.
[2] Solo in questo caso si creerà un prezzo IPO corretto.
[3] Ljungqvist, 2007. IPO Underpricing. Handbook in corporate finance: Empirical Corporate Finance.
[4] Randolph P. Beatty e Jay R. Ritter. Investment banking, Reputation and The underpricing of initial public offering, Jornal of Financial Economics.
[5] Welch, 1989. Seasoned Offerings, Imitation Costs and the underpricing of initial public offerings. Journal of Finance, 44, 421-449
ecco un altro capitolo della mia tesi dove ho approfondito le varie teorie relative ai fenomeni dell'Underpricing.
2.5 I fenomeni associati all’IPO (PRIMA PARTE)
Uno dei fenomeni più analizzati associati alle IPO è il cosiddetto underpricing, vale a dire il collocamento del titolo ad un prezzo che risulta essere sensibilmente inferiore a quello registrato successivamente, nei primi scambi sul mercato secondario. Possiamo distinguere due tipi di underpricing, semplice e corretto. Nel primo caso è rappresentato dalla differenza tra il prezzo di riferimento del primo giorno di quotazione e il prezzo di collocamento, rapportato a quest’ultimo. Il secondo, invece, è definito dalla differenza tra l’underpricing semplice e il rendimento del mercato riscontrato fra il giorno d’inizio collocamento e il giorno ufficiale di quotazione.
La letteratura economica che indaga sulle ragioni di questo fenomeno le divide in cinque gruppi[1]:
1. Teorie sulle asimmetrie informative.
2. Teorie che analizzano il contesto istituzionale.
3. Teorie basate sull’assetto proprietario e il controllo.
4. Teorie sul comportamento irrazionale degli investitori.
5. Teorie basate sulla presenza dei venture capital[2].
Per quanto riguarda le prime il filone principale della letteratura trova spiegazioni sull’esistenza dell’underpricing legate alle asimmetrie informative, in particolare si può spiegare attraverso due teorie a seconda dei soggetti coinvolti nella quotazione dell’impresa:
Ø Gli emittenti hanno maggiore informazione: per potersi distinguere da imprese di più bassa qualità, le imprese migliori hanno la necessità di trasmettere dei segnali al mercatoche permettano tale discriminazione. L’underpricing può essere uno di questi segnali, permettendo al mercato di discriminare tra le aziende buone e cattive, non essendo in grado, queste ultime, di poter replicare la strategia;
Ø Gli investitori hanno più informazione: ciò avviene quando gli emittenti si trovano a fronteggiare una curva di domanda delle loro azioni non prevista, è un fenomeno abbastanza frequente.
Possiamo distinguere diversi pensieri che accompagnano le asimmetrie informative:
Ø Rock (1986) nel suo modello ipotizza offerte al prezzo fisso e suddivide gli investitori in due categorie; una rappresentata da Informed investors, che sono in grado di valutare correttamente il prezzo dell’offerta sottoscrivendo solo IPO che sono underpriced, e l’altra da Uninformed investorors che partecipano a tutte le IPO e quindi avendo lo svantaggio di di partecipare a quelle overpriced soffrendo quindi della maledizione del vincitore (winner’s course) e chiedendo quindi una diminuzione del prezzo per partecipare alle offerte. L’underpricing è necessario per ridurre gli investitori non informati che prendono parte all’offerta nonostante i problemi di selezione avversa causata dagli investitori informati. Promuovere l’offerta serve per diminuire la quota necessaria di underpricing e per aumentare la frazione di investitori non informati che prendono parte all’offerta decrescendo il problema di selezione avversa.
Ø Habib e Ljungquist[3], hanno studiato che la motivazione che porta ad avere un IPO più sottovalutata rispetto ad altre sta nel fatto che esistono proprietari che hanno meno ragioni di preoccuparsi riguardo il grado di underpricing e spendono quindi poche risorse per minimizzarlo. Analizzando alcuni dati sono arrivati alla conclusione che gli emittenti raggiungono l’ottimo al margine, ogni dollaro speso per la promozione riduce la perdita di ricchezza per 98 centesimi facendo eguagliare i costi con i benefici marginali, e che gli emittenti scelgono endogenamente i sottoscrittori, infatti coloro che sarebbero altrimenti più underpriced cercano di guadagnare il massimo scegliendo un sottoscrittore prestigioso riducendo così l’underpricing.
Ø Beatty e Ritter[4] (1986) che affermano che esiste una relazione diretta tra l’incertezza ex ante (Ex-ante uncertainty) e l’underpricing. Tanto più alto sarà il rischio di sottovalutazione delle nuove azioni da parte del mercato, tanto più l’investitore chiederà un premio più alto per tale rischio, ovvero un alto livello di underpricing. Per questo motivo è importante la presenza di una Investment Bank al fianco dell’impresa durante la quotazione che non avrà incentivi ad attuare comportamenti opportunistici godendo di un ampio bagaglio informativo e reputazionale.
Ø Welch[5] (1989), secondo lui le imprese trasmettono le loro informazioni private sul valore dell’azienda in fase di IPO proprio attraverso l’underpricing per rendere conveniente la prima emissione, con la prospettiva di raccogliere nuovamente capitale in un secondo momento ad un costo minore.
[1] Fonti fornite da presentazione “Ipo Underpricing”.
[2] Solo in questo caso si creerà un prezzo IPO corretto.
[3] Ljungqvist, 2007. IPO Underpricing. Handbook in corporate finance: Empirical Corporate Finance.
[4] Randolph P. Beatty e Jay R. Ritter. Investment banking, Reputation and The underpricing of initial public offering, Jornal of Financial Economics.
[5] Welch, 1989. Seasoned Offerings, Imitation Costs and the underpricing of initial public offerings. Journal of Finance, 44, 421-449
venerdì 1 giugno 2012
Punto fondamentale: perché quotarsi in borsa
Ecco un altro paragrafo del mio primo capitolo della tesi dove mostro l'importanza di una quotazione per un'azienda. BUONA LETTURA.
PERCHÉ QUOTARSI IN BORSA?
La decisione di quotarsi rappresenta una scelta strategica molto importante capace di creare valore per gli azionisti e contribuire al consolidamento della storia aziendale. Non si tratta solo di accedere ad un nuovo canale di finanziamento: con la quotazione prende vita un processo che modifica che il sistema proprietario e manageriale, si è rapporti con i clienti, fornitori, dipendenti e con l'ambiente finanziario. Si tratta di una decisione di rilevanza strategica che deve essere presa dopo un'attenta valutazione dell'impatto sull'attività aziendale e confrontando benefici e svantaggi legati alla scelta.
La quotazione è un'opportunità per le imprese, purché le stesse siano disposte a fare il salto di qualità poiché l'impresa quotata assume un interesse pubblico, è importante che l'attività aziendale sia coerente con l'obiettivo della massimizzazione del valore per gli azionisti e con la trasparenza della gestione e della comunicazione[1].
Anche se i benefici possono essere diversi per ogni realtà imprenditoriale, è possibile , comunque, identificare una serie di vantaggi, di carattere generale riconducibili alla decisione di quotarsi:
Ø Più solidità alla struttura finanziaria: l'ammissione al listino consente all'impresa di accedere ad un nuovo canale, stabile, di finanziamento. La risorse raccolte possono servire ad alimentare il capitale circolante fisso rendendo più solida e articolata la struttura finanziaria.
Ø Capitali freschi per finanziare progetti di crescita: grazie all'afflusso di capitali legati alla quotazione, un'azienda può finanziare investimenti strategici in tempi rapidi e con capitale di rischio, svincolandosi dal tradizionale canale di finanziamento bancario, anche perché la quotazione consente di raccogliere fondi direttamente sul mercato senza l'intervento di un'intermediazione istituzionale del sistema creditizio e non obbliga la società a costituire garanzie reali a carico dell'imprenditore. Diventa così più agevole sostenere strategie di crescita interna e/o esterna, quali, per esempio, l'ampliamento della propria capacità produttiva o l'acquisizione di un'impresa concorrente. Un fenomeno che si è manifestato, nel passato, e che ancora oggi lo possiamo trovare riguarda il fatto che alcune imprese valutino l'approdo in borsa come una semplice scorciatoia per riequilibrare le strutture finanziarie pesantemente compromesse raccogliendo il denaro fresco per rimborsare i debiti precedentemente contratti e non per lo sviluppo aziendale.
Ø Una migliore immagine aziendale: lo stato d'impresa quotata conferisce notorietà e prestigio grazie anche ad una maggiore visibilità. La maggiore trasparenza dei bilanci, unita alla maggiore chiarezza delle strategie aziendali migliorano lo standing creditizio della società, ovvero il rapporto con banche, e aumentano il valore dell'azienda. Più in generale, l'obbligo di revisione dei bilanci, la necessità di fornire informazioni periodiche dettagliate sugli accadimenti societari, le regole di corporate governance e l'esistenza di organismi esterni preposti al controllo inducono fiducia e sicurezza negli attori del mercato finanziario e del sistema competitivo in cui l'impresa opera.
Ø Manager qualificati: un'impresa quotata acquista visibilità sui media e riceve un'attenzione particolare da parte degli investitori. Questi aspetti, che si aggiungono alla trasparenza della gestione aziendale, contribuiscono ad attrarre manager qualificati. Inoltre, esistono maggiori possibilità di premiare i manager con piani di stock option a titolo oneroso o gratuito, in modo da rafforzare il loro vincolo di fedeltà con l'azienda. D'altra parte, il fatto di lavorare in un'impresa sottoposta al quotidiano giudizio del mercato motiva il management stesso e lo porta ad assumersi una responsabilità maggiore e un impegno particolare nella risoluzione dei problemi aziendali, che coinvolgono una molteplicità di interessi.
Ø Si trasforma la proprietà dell'azienda: la quotazione può anche rappresentare, per gli azionisti, un'opportunità per liquidare o rendere più facilmente liquidabile il proprio pacchetto azionario. Diversi sono i motivi che potrebbero dar luogo a questa esigenza. Per esempio, la volontà di monetizzare e diversificare il patrimonio dopo avere reinvestito per anni gli utili nell'impresa di famiglia[2]; oppure, l'impossibilità, per l'imprenditore ormai giunto nella fase di passaggio generazionale, di identificare un successore nella conduzione della società. La quotazione può soddisfare, inoltre, l'esigenza di liquidare la quota di soci desiderosi di uscire dalla compagine sociale, senza che ciò comporti impegni finanziari per gli altri azionisti o per la società stessa.
Ø Maggiore redditività per gli azionisti: il processo di cambiamento che accompagna l'ammissione in Borsa di un'impresa comporta, generalmente, più efficienti sistemi di gestione aziendale, congiuntamente a sistemi di programmazione e controllo più avanzati e a nuovi meccanismi operativi. Tutto ciò si traduce in una migliore redditività del capitale investito nell'impresa e a maggiori guadagni per gli investitori. Le migliori performance possono anche generare un vantaggio competitivo, frutto di nuove competenze e di accessibilità a maggiori risorse finanziarie, che agevolano l'impresa nel proseguimento della leadership di mercato o nell'ampliamento della propria quota di mercato, assicurando la continuità nel tempo dei buoni risultati raggiunti.
[1] Presentazione “Guida alla Quotazione”. L'A.I.F.I. (Associazione Italiana degli Investitori Istituzionali nel Capitale di Rischio).
[2] L'obiettivo è particolarmente sentito da quelle società caratterizzate inizialmente da un capostipite, ma che poi, allargando la rosa degli eredi, trovano nella quotazione un'indicazione precisa delle condizioni cui possono essere liquidate le quote.
SONO SEMPRE DISPONIBILE PER QUALSIASI INFORMAZIONE.
giovedì 31 maggio 2012
Ciao economisti
Ciao a tutti,
guardando un po' in giro per il web ho notato che non ci sono molte informazioni sul mercato italiano e allora ho deciso di postare questo capitolo scritto da me, per la mia tesi dal titolo "Il processo d'IPO: il caso salvatore Ferragamo S.p.a.".
Nel caso in cui avete qualche domanda da farmi non esitate a commentare, anche nel caso in cui vi servisse un aiuto, io sono sempre disponibile.
OPPORTUNITA' OFFERTE DA BORSA ITALIANA SPA
La Borsa Italiana disciplina l’ammissione e la permanenza sul mercato di società emittenti e intermediari nel rispetto della cornice normativa stabilita dalla legge e dagli organi di regolamentazione (CONSOB).
Dal 1998 Borsa Italiana S.p.A. è un’organizzazione privata riconosciuta dalle autorità pubbliche di controllo, i cui azionisti sono i principali intermediari finanziari e alcune società quotate. Dato che la principale fonte di ricavi di Borsa Italiana sono le commissioni sugli scambi dei titoli, l’interesse di questa converge con quello delle società e degli intermediari, cioè che i titoli delle società quotate vengano attivamente scambiati, dando vita ad un mercato effettivo.
Le opportunità offerte dalla Borsa Italiana Spa oggi sono molte di più rispetto agli anni passati, infatti oggi abbiamo la seguente segmentazione:
Ø Mercato Telematico Azionario (MTA): che opera con società operanti in settori consolidati; si suddivide a sua volta in:
· STAR (Segmento Titoli con Alti Requisiti). Indirizzato ad aziende con media capitalizzazione, compresa tra 40 e 100 milioni di euro, che rispondono a elevati requisiti di liquidità, trasparenza informativa e corporate governance[1];
· Ordinario. Categoria residua composta da società con almeno 40 milioni di capitalizzazione.
Ø MTA International: dedicato ad azioni di emittenti esteri già negoziate in altri mercati regolamentati comunitari[2];
Fino ad ora abbiamo parlato dei mercati regolamentati, in più ci sono anche i Multilateral trading Facilities (MTF), in particolare parliamo di:
Ø AIM Italia – Mercato Alternativo del Capitale: E' concepito per offrire un percorso più rapido e flessibile alla quotazione, ma al contempo tutelare gli investitori, grazie ad un efficiente impianto regolamentare che risponde ai bisogni delle piccole imprese e degli investitori specializzati. Il fatto che si parla di MTF ci sono dei vantaggi che riguardano la fase di ammissione perché non è richiesta la pubblicazione di un prospetto informativo ai sensi della direttiva prospetti e successivamente non è richiesta la pubblicazione dei resoconti trimestrali di gestione. Il mercato si basa sulla presenza di una figura chiave: il Nominated Adviser (Nomad), soggetto responsabile nei confronti di Borsa Italiana, incaricato di valutare l’appropriatezza della società ai fini dell’ammissione e in seguito di assisterla, guidarla e accompagnarla per tutto il periodo di permanenza sul mercato[3].
Ø Mercato Alternativo dei Capitali (MAC)[4]: che ha l'intento di accogliere le piccole medie imprese che desiderano accedere al capitale di rischio senza sopportare oneri eccessivi. Nato nel 2007, su cui oggi sono attualmente negoziate 10 società. In seguito all’operazione di accorpamento dei mercati AIM Italia e MAC nell’unico mercato AIM Italia – Mercato Alternativo del Capitale, attivo dal 1 marzo 2012, le società quotate sul MAC potranno passare sul nuovo listino a partire dal 1 marzo 2012 e fino al 31 dicembre 2012, su base volontaria e in presenza dei requisiti richiesti per l’ammissione su AIM Italia – Mercato Alternativo del Capitale. Per garantire un congruo tempo di adeguamento, il MAC rimarrà aperto fino alla fine del 2012. In questo periodo le società MAC rimarranno assoggettate alla disciplina del Regolamento MAC. Verranno ammesse eventuali nuove società solo fino al 31 marzo 2012.
La quotazione al MTA è vincolata da determinati requisiti che riguardano sia gli emittenti che i titoli stessi. Per quanto riguarda l'emittente deve essere costituito con statuto conforme alle leggi e hai regolamenti a cui sono soggetti, e deve avere una attività capace di generare ricchezza in condizioni di autonomia gestionale.
Inoltre possono essere ammesse alla quotazione le azioni rappresentative del capitale di emittenti che abbiano pubblicato e depositato, conformemente al diritto nazionale, i bilanci anche consolidati degli ultimi tre esercizi annuali, di cui almeno l’ultimo corredato di un giudizio della società di revisione e che non sia un giudizio negativo ovvero si è dichiarata impossibilitata a esprimere un giudizio. Dal punto di vista dei titoli questi devono avere sempre emessi nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, devono essere idonei come oggetto di liquidazione, liberamente negoziabili e negoziati in modo equo, ordinato ed efficiente. Per le azioni, oltre ai requisiti appena illustrati, vale anche il requisito del flottante pari almeno al 25% del capitale rappresentato dalla categoria di appartenenza e la capitalizzazione prevedibile deve essere almeno pari a 40 milioni di euro, soglia che viene aumentata a 200 nel caso in cui si fa riferimento alle società immobiliari[5].
La Borsa Italiana Spa ha la facoltà di poter respingere la domanda di ammissione, con una deliberazione motivata, da comunicare al richiedente in modo tempestivo, nelle situazioni seguenti:
· Se le caratteristiche dello strumento finanziario fanno pensare che non si possa creare un mercato regolare.
· Se l'emittente non adempie agli obblighi che derivano da altri strumenti già quotati.
· Se la situazione dell'emittente sia tale da rendere l'ammissione contraria agli interessi degli investitori: cioè, se vi sono gravi squilibri nella struttura finanziaria, importanti fattori di incoerenza nel piano industriale o la mancanza di alcuni elementi dello stesso e nel caso di un posizionamento critico nei principali settori di attività.
[1] Borsa Italiana sostiene continuamente, nel corso dell’anno, la visibilità delle Società STAR nei confronti degli Investitori Istituzionali, in particolare con le tappe delle STAR Conferences che portano le aziende quotate a presentarsi alla comunità degli investitori istituzionali internazionali nelle piazze di Milano e Londra.
[2] Questo segmento permette di negoziare su MTA alcuni dei titoli più liquidi dell’area euro in modo fungibile con i mercati di prima quotazione, utilizzando però la filiera di trading e post-trading di Borsa Italiana e beneficiando dei suoi costi competitivi.
[3] Il Mercato nasce il 1 marzo 2012 dall’accorpamento dei mercati AIM Italia e MAC, al fine di razionalizzare l’offerta dei mercati dedicati alle PMI e proporre un unico mercato pensato per le PMI più dinamiche e competitive del nostro Paese, con una formula che fa leva sul know how ottenuto in oltre 15 anni di esperienza dell’AIM inglese da un lato e sulle specifiche esigenze del sistema imprenditoriale italiano dall’altro.
[4] www.borsaitaliana.it/azioni/mercati/mac/mercato-alternativo-capitale.htm.
[5] Regolamento dei Mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana S.p.A. in vigore dal 3 ottobre 2011.
guardando un po' in giro per il web ho notato che non ci sono molte informazioni sul mercato italiano e allora ho deciso di postare questo capitolo scritto da me, per la mia tesi dal titolo "Il processo d'IPO: il caso salvatore Ferragamo S.p.a.".
Nel caso in cui avete qualche domanda da farmi non esitate a commentare, anche nel caso in cui vi servisse un aiuto, io sono sempre disponibile.
OPPORTUNITA' OFFERTE DA BORSA ITALIANA SPA
La Borsa Italiana disciplina l’ammissione e la permanenza sul mercato di società emittenti e intermediari nel rispetto della cornice normativa stabilita dalla legge e dagli organi di regolamentazione (CONSOB).
Dal 1998 Borsa Italiana S.p.A. è un’organizzazione privata riconosciuta dalle autorità pubbliche di controllo, i cui azionisti sono i principali intermediari finanziari e alcune società quotate. Dato che la principale fonte di ricavi di Borsa Italiana sono le commissioni sugli scambi dei titoli, l’interesse di questa converge con quello delle società e degli intermediari, cioè che i titoli delle società quotate vengano attivamente scambiati, dando vita ad un mercato effettivo.
Le opportunità offerte dalla Borsa Italiana Spa oggi sono molte di più rispetto agli anni passati, infatti oggi abbiamo la seguente segmentazione:
Ø Mercato Telematico Azionario (MTA): che opera con società operanti in settori consolidati; si suddivide a sua volta in:
· STAR (Segmento Titoli con Alti Requisiti). Indirizzato ad aziende con media capitalizzazione, compresa tra 40 e 100 milioni di euro, che rispondono a elevati requisiti di liquidità, trasparenza informativa e corporate governance[1];
· Ordinario. Categoria residua composta da società con almeno 40 milioni di capitalizzazione.
Ø MTA International: dedicato ad azioni di emittenti esteri già negoziate in altri mercati regolamentati comunitari[2];
Fino ad ora abbiamo parlato dei mercati regolamentati, in più ci sono anche i Multilateral trading Facilities (MTF), in particolare parliamo di:
Ø AIM Italia – Mercato Alternativo del Capitale: E' concepito per offrire un percorso più rapido e flessibile alla quotazione, ma al contempo tutelare gli investitori, grazie ad un efficiente impianto regolamentare che risponde ai bisogni delle piccole imprese e degli investitori specializzati. Il fatto che si parla di MTF ci sono dei vantaggi che riguardano la fase di ammissione perché non è richiesta la pubblicazione di un prospetto informativo ai sensi della direttiva prospetti e successivamente non è richiesta la pubblicazione dei resoconti trimestrali di gestione. Il mercato si basa sulla presenza di una figura chiave: il Nominated Adviser (Nomad), soggetto responsabile nei confronti di Borsa Italiana, incaricato di valutare l’appropriatezza della società ai fini dell’ammissione e in seguito di assisterla, guidarla e accompagnarla per tutto il periodo di permanenza sul mercato[3].
Ø Mercato Alternativo dei Capitali (MAC)[4]: che ha l'intento di accogliere le piccole medie imprese che desiderano accedere al capitale di rischio senza sopportare oneri eccessivi. Nato nel 2007, su cui oggi sono attualmente negoziate 10 società. In seguito all’operazione di accorpamento dei mercati AIM Italia e MAC nell’unico mercato AIM Italia – Mercato Alternativo del Capitale, attivo dal 1 marzo 2012, le società quotate sul MAC potranno passare sul nuovo listino a partire dal 1 marzo 2012 e fino al 31 dicembre 2012, su base volontaria e in presenza dei requisiti richiesti per l’ammissione su AIM Italia – Mercato Alternativo del Capitale. Per garantire un congruo tempo di adeguamento, il MAC rimarrà aperto fino alla fine del 2012. In questo periodo le società MAC rimarranno assoggettate alla disciplina del Regolamento MAC. Verranno ammesse eventuali nuove società solo fino al 31 marzo 2012.
La quotazione al MTA è vincolata da determinati requisiti che riguardano sia gli emittenti che i titoli stessi. Per quanto riguarda l'emittente deve essere costituito con statuto conforme alle leggi e hai regolamenti a cui sono soggetti, e deve avere una attività capace di generare ricchezza in condizioni di autonomia gestionale.
Inoltre possono essere ammesse alla quotazione le azioni rappresentative del capitale di emittenti che abbiano pubblicato e depositato, conformemente al diritto nazionale, i bilanci anche consolidati degli ultimi tre esercizi annuali, di cui almeno l’ultimo corredato di un giudizio della società di revisione e che non sia un giudizio negativo ovvero si è dichiarata impossibilitata a esprimere un giudizio. Dal punto di vista dei titoli questi devono avere sempre emessi nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, devono essere idonei come oggetto di liquidazione, liberamente negoziabili e negoziati in modo equo, ordinato ed efficiente. Per le azioni, oltre ai requisiti appena illustrati, vale anche il requisito del flottante pari almeno al 25% del capitale rappresentato dalla categoria di appartenenza e la capitalizzazione prevedibile deve essere almeno pari a 40 milioni di euro, soglia che viene aumentata a 200 nel caso in cui si fa riferimento alle società immobiliari[5].
La Borsa Italiana Spa ha la facoltà di poter respingere la domanda di ammissione, con una deliberazione motivata, da comunicare al richiedente in modo tempestivo, nelle situazioni seguenti:
· Se le caratteristiche dello strumento finanziario fanno pensare che non si possa creare un mercato regolare.
· Se l'emittente non adempie agli obblighi che derivano da altri strumenti già quotati.
· Se la situazione dell'emittente sia tale da rendere l'ammissione contraria agli interessi degli investitori: cioè, se vi sono gravi squilibri nella struttura finanziaria, importanti fattori di incoerenza nel piano industriale o la mancanza di alcuni elementi dello stesso e nel caso di un posizionamento critico nei principali settori di attività.
[1] Borsa Italiana sostiene continuamente, nel corso dell’anno, la visibilità delle Società STAR nei confronti degli Investitori Istituzionali, in particolare con le tappe delle STAR Conferences che portano le aziende quotate a presentarsi alla comunità degli investitori istituzionali internazionali nelle piazze di Milano e Londra.
[2] Questo segmento permette di negoziare su MTA alcuni dei titoli più liquidi dell’area euro in modo fungibile con i mercati di prima quotazione, utilizzando però la filiera di trading e post-trading di Borsa Italiana e beneficiando dei suoi costi competitivi.
[3] Il Mercato nasce il 1 marzo 2012 dall’accorpamento dei mercati AIM Italia e MAC, al fine di razionalizzare l’offerta dei mercati dedicati alle PMI e proporre un unico mercato pensato per le PMI più dinamiche e competitive del nostro Paese, con una formula che fa leva sul know how ottenuto in oltre 15 anni di esperienza dell’AIM inglese da un lato e sulle specifiche esigenze del sistema imprenditoriale italiano dall’altro.
[4] www.borsaitaliana.it/azioni/mercati/mac/mercato-alternativo-capitale.htm.
[5] Regolamento dei Mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana S.p.A. in vigore dal 3 ottobre 2011.
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